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sabato 19 ottobre 2013

"...Non ho piú paura.."

"E se un giorno sentirai il bisogno di rivolgerti a un mio collega psicologo, per qualsiasi motivo! e lui ti chiederá del tuo rapporto con i genitori! dí tutto quello che vuoi! pesta e corna se credi...ma guai se ti lamenti del fatto che la tua mamma non abbia giocato, ballato e CANTATO con te!" Il tono é allegro e ridono insieme quando la mamma dice queste cose ad A. Chissá cosa capisce A, ma solitamente capisce piú di quello che i grandi pensano.
In macchina,soprattutto, cantano. Il repertorio non é vastissimo, ma piano piano si sta arricchendo. E in  quelle mattine che A non voleva andare all'asilo, e faceva l'occhio maliconico, e la voce dimessa, e diceva "Perché mi lasci scioooooloooo?"...ecco, soprattutto quelle mattine, la mamma di A cominciava a cantare. Scoprendo, riscoprendo,  quando terapeutico fosse intonare una canzone che piace, che  salta in mente senza pensarci troppo a lungo, perché é lei che in quel momento sceglie te. A ritmo di  "Banana, cocobaubab", seguendo "Un austriaco felice", passando all "Alleluia delle lampadine", "Venite nel mio campo" ecc. Quindi tutta la vita sociale, dall'infanzia fino all'adolescenza della mamma di A: dalla colonia al mare, ai campi estivi con l'oratorio, alle scarpinate in montagna con gli amici. Una bella e semplice vita sociale. (Sia Lodata la nonna G che l'ha sempre spronata ad andare e a fare!). In macchina, quelle mattine, quando si mettono a cantare, cambia il colore dell'aria e dell'atmosfera. Si energizzano entrambi. A, amante giustamente delle ripetizioni senza sosta, finita una canzone, incalza con "Ancora Mamma!".
E in questo weekend in montagna, fuori stagione, con il paesino deserto. Il sole che si mischia all'aria pungente. E lui, l'Adamello, spruzzato di neve. In questo weekend in montagna A e i suoi genitori si godono i ritmi tranquilli, il profumo di legna, i viottoli stretti di pietra. E mentre stanno andando al paese vicino A dice: "Mamma cantiamo?"
Le parte una musica in automatico, é una vita che non la canta, ma lei arriva cosi: "Ti ringrazio mio Signore, non ho piú paura, perché...Con la mia mano nella mano degli amici miei. Cammino tra la gente della mia cittá, e non mi sento piú solo. Non sento la stanchezza e guardo dritto avanti a me. Perché sulla mia strada ci sei tu. Solo tu." L' Avete presente? il ritmo é allegro, e spontaneamente viene da battere le mani. "Ancora mamma!". E via si riparte. Questa volta si unisce anche il papá di A, che conosce a malapena la canzone, ma ci prova per quel che si ricorda. E poi di nuovo "Ancora Mamma". E si riparte. "Ancora mamma!" "Basta A, cambiamo canzone?"
"No! canta "Non ho piú paura" dai!". A ha ribattezzato il titolo della canzone. Alla mamma di A colpisce la frase che é rimasta impressa al suo bambino. E mentre ricomincia a cantare per l'ennesima volta, presta attenzione alle parole. Sono proprio belle. Infondono coraggio e speranza. Sembra una canzoncina cosí, invece é un potente messaggio contro la paura. Il papá di A sta facendo gli stessi pensieri e li dice alla mamma di A. Hanno colto entrambi la stessa atmosfera. 
 "Mamma dai ancora "Non ho paura"". 

I bambini hanno il grande dono di sottolineare le cose importanti, senza troppi giri di parole, senza troppi arrovellamenti del pensiero. Lo fanno istintivamente, perché  sentono l'essenziale. Ciò di cui si ha bisogno, bisogno veramente. 
Grazie A, mi hai ri-donato una canzone nella sua pienezza. Ora sará la mia canzone nei momenti di incertezza, di paura...perché anche e soprattutto i grandi hanno paura.
Grazie A per la freschezza con cui vivi e senti. Sono io che devo ascoltarti di piú. Tu se giá bravissimo.
Voglio provare ogni giorno a guardare, ascoltare, sentire il mondo con i tuoi occhi, le tue orecchie, il tuo istinto. Il tuo sguardo rende tutto piú chiaro e caldo.
E ora, sogni d'oro...


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