Cerca nel blog

mercoledì 30 ottobre 2013

Il corpo di mio figlio

Si siedono sul divano di fronte a lei. Lui é visibilmente teso, si mangia le unghie, muove nervosamente la gamba. É piú alto di una spanna rispetto a sua madre, ha quella lunghezza conquistata in poco tempo. Ha lo sguardo spaurito di un bambino e una voce roca che presagisce l'uomo che diventerá. Fa il grande tra i suoi amici. Si rimpicciolisce di fronte agli adulti che non conosce.  Non vorrebbe stare su quel divano. Se potesse sbatterebbe la porta e se ne andrebbe.
Sua madre gli appoggia una mano sulla spalla. La stringe calorosamente per dargli coraggio, fargli sentire che c'é lei li vicino a lui. Cerca il suo sguardo per parlargli con gli occhi. Gli occhi di questa madre diventano  dolci. Gli sorride. Ma lui la scrolla quella spalla. Il movimento é quasi impercettibile ma di una potenza emotiva forte. É stato un moto di rabbia. Vuole piú distanza. Vuole il suo spazio. Non vuole piú essere toccato come un bambino. La mano della mamma torna al suo posto, il sorriso si fa imbarazzo, gli occhi piú bassi.  Lo ha avuto dentro di sé quel bambino. Lo ha accolto tra le sue braccia quel piccolo corpicino. Ispezionato in ogni centimetro, guardato con gli occhi della meraviglia. Lo ha cambiato, pulito, coccolato, massaggiato. Ha giocato con lui rotolandosi per terra. Facendosi il solletico. Lui si é addormentato fiducioso addosso a lei milioni di volte. Ha chiesto conforto con i suoi abbracci, reclamato il lettone e la vicinanza dei corpi per dormire sereno, i baci di lei per alleviare il dolore delle ginocchia sbucciate.
Ma un figlio poi il suo corpo se lo riprende. Bisogna bussare e chiedere il permesso. I confini diventano sempre piú chiari. É storia naturale. É identitá che si costruisce. É la farfalla che esce dal bozzolo.
La mamma di A pensa a quando toccherà a lei. Essere la madre di un ragazzo e non piú la madre di un bambino. Quante cosa dovrá lasciare, quante cose invece arriveranno nuove.
Ferma l'immaginazione mamma di A, ok prepararsi. Ma A non ha ancora tre anni.
Ma le mamme sono cosí. Guardano avanti.

2 commenti:

  1. Cara mamma di A, guardo avanti con te e come te, aldilà dello splendore di vederli crescere, una piccola vertigine la provo anch'io.
    Scrivi sempre con una delicatezza e una puntualità emotiva meravigliose.

    RispondiElimina