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giovedì 8 novembre 2012

Perchè siamo responsabili delle nostre relazioni

La mamma di A in questo periodo sta lavorando molto come formatrice nell'area della comunicazione. Questo le  permette non solo di "insegnare" qualcosa ma, come sempre nel suo lavoro, di imparare molto. Spesso comincia dalla pratica per poi passare alla teoria. Comincia dai giochi, da roleplaying che mettono in scena situazioni reali vissute dai partecipanti. E poi, insieme, si traggono riflessioni, spunti, domande e anche principi teorici. Alla mamma di A è sempre rimasta impressa la questione per cui, a volte, si attribuiscono alle persone delle caratteristiche di personalità che in realtà non sono altro che reazioni al nostro comportamento nei confronti di quelle stessa persone. La comunicazione è un flusso che passa dall'emittente al destinatario, il quale a sua volta diventa emittente, rispondendo al messaggio ricevuto con un  nuovo messaggio. E siccome qualsiasi nostro comportamento è un messaggio, ed è impossibile "non comportarsi", allora è impossibile non comunicare. Perchè anche se scelgo di stare zitto comunico qualcosa, per esempio che non ho voglia di parlare o che sono stanco o ecc.
La mamma di A è un po' tecnica e pesante questa sera, ma le sembrava una premessa importante per spiegare ciò che osserva utlimamente tra le persone. S si lamenta che il fidanzato e la sua migliore amica l'ascoltino poco. Peccato che S, mentre spiega questo fatto alla macchinetta del caffè, (perchè in quanto psicologa le persone pensano che la mamma di A abbia sempre voglia e disponibilità all'ascolto, anche in un sacrosanto momento di coffe break), lo faccia in un modo esageratamente logorroico, in un modo che inchioda l'ascoltatore occasionale che non sa più come uscirne. "Vede Dott.ssa,possibile che io mi circondi sempre di persone che poi mi ignorano e mi evitano? Perchè è questo quello che sento." Alla mamma di A scappa un "non ne avevo dubbi" mentale. Ma spiegare che è il suo eloquio logorroico che allontana le persone, le quali non sono di per sè evitanti o scostanti, è affare molto delicato che certo non può risolversi in questo frangente. Oppure C, ragazza molto carina e socievole, che soffre però di un' eccessiva gelosia che la porta ad essere pedante e soffocante con il fidanzato. Il quale viene descritto come un menzionero, che le tiene nascosti innocui aperitivi dopo lavoro con i colleghi. "Se me li tiene nascosti vuol dire che c' è sotto qualcosa". C non si accorge che le bugie del suo ragazzo non sono un aspetto della sua personalità ma una risposta alla sua eccessiva gelosia, ai suoi irrazionali controlli. Ironia della sorte, il suo comportamento, alimenta nel partner proprio ciò che più lei teme: le bugie e i sotterfugi. La mamma di A pensa che dall'esterno è facile  vedere queste dinamiche. Da fuori è tutto più chiaro, la prospettiva più ampia, l'orizzonte più vasto. E non può fare a meno di chiedersi quanto anche lei sia, o sia stata, responsabile di alcuni comportamenti che la infastidiscono o non le piacciono negli altri.....e qui c' è tanto da pensare e riflettere...perchè questa visione dei rapporti, oltre a chiamarci in causa  come protagonisti delle nostre relazioni, ci comunica una grande speranza...cambiando noi...possiamo cambiare anche ciò che ci circonda. Ma dobbiamo partire da noi...per creare circoli virtuosi. Anche con i nostri bambini. Notte.

2 commenti:

  1. Hai troppo ragione Mamma di A. Tutto deve partire da noi, io ne sono sempre più convinta. L'ho toccato con mano nel rapporto con mio figlio e lo tocco con mano ogni giorno...solo noi influenziamo i nostri rapporti con gli altri con i nostri comportamenti, la nostra gestualità, le nostre parole e persino con i nostri pensieri. Io sono un'assidua sostenitrice del lavorare su me stessa per capire in primis me e poi di conseguenza anche chi mi circonda e tutti gli altri...Un bacio

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  2. Ciao Mammola....grazie ! Bacio anche a te

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